Il sole, che sorgeva libero e giocondo, lasciava presagire un’altra giornata di afa. Per fortuna la nottata era stata dolce e Nigro, dopo un sereno sonno senza sogni, si era levato in forze ed assai ben ristorato. Non così Soldati, che quando gli fu chiesto: “Maresciallo, com’è andata ieri sera a carte?”, non rispose, fingendosi distratto, ma convincendo tutti che, con molta probabilità, avesse perso e male. La riunione del mattino fu assai breve, si erano già visti ed organizzati la sera precedente. E, mentre due squadre, come il giorno prima, battevano il paese, Nigro e Filastò rimasero in caserma. Il brigadiere, perché era meglio che quella mattina si facesse vedere poco e niente, il siciliano perché poi doveva incontrare la sua servetta e per disposizione del Maresciallo!, il quale, immaginando le facili ironie dei sottoposti, si imbarazzò non poco nel dare questo ordine, che lo faceva sembrare una sorta di paraninfo.
– Nigro, le avevo detto di non accettare provocazioni…
– Purtroppo, Maresciallo, non ho potuto farne a meno. Ha fatto tutto lui.
– Immagino. Come immagino che lei sappia che quell’animale non gliela perdonerà! Stia attento, a lei ed ai ragazzi. Specialmente oggi pomeriggio, quando ci saranno i funerali. Perché è vero che noi useremo questa occasione a nostro vantaggio, ma potrebbe essere lo stesso anche per loro.
– Certo. Comunque, credo di non poter rimanere tutta la mattina chiuso in caserma, come mi avete consigliato: mi devo incontrare col nipote di Don Isidro, per quella questione….
– Lo so, ma faccia in fretta. E massima cautela.
– Comandi, Maresciallo!
Francesco, decise di ingannare l’attesa leggendo qualche pagina di un libro, che aveva iniziato qualche giorno prima. Era un libro di racconti, ambientati in Inghilterra, il cui protagonista, o meglio il testimone, era un buffo pretino cattolico, che risolveva misteriosi casi basandosi non su tracce ed indizi, diciamo, “fisici”, ma indagando sull’animo umano delle persone coinvolte. Il racconto che lesse lo turbò non poco, insinuandogli una strana sensazione. Era una sorta di variazione sul tema della “Lettera rubata”, ma stavolta non bisognava nascondere una missiva. “Dove nasconde una foglia l’uomo intelligente?”, chiedeva il pretino del libro e l’amico rispondeva: “In una foresta!”. Poi, lentamente, si scopriva che un generale, corrotto ed amorale, per nascondere il cadavere di un ufficiale che lo aveva scoperto e da lui assassinato, sul luogo in cui giaceva aveva fatto combattere una tremenda battaglia, sì da confondere quel corpo fra mille altri. I pochi superstiti fra i suoi uomini, scopertolo, lo avrebbero infine giustiziato. Ma la storia ufficiale avrebbe detto altrimenti, tant’è che il racconto si conclude proprio sotto il monumento eretto in onore del valoroso ed eroico generale.
– Normandia, vieni con me.
Il brigadiere seguì Ludovico in un lungo giro vizioso, che percorsero allo scopo non solo di evitare le strade principali, ma anche di esser visti da queste, ché le ronde nere le percorrevano. Giunsero infine davanti ad un cancello di legno, che comunque si trovava appena dietro il sottoportico sopra i Canali. Ad un segnale di Ludovico, tre lunghi fischi, venne aperto da un ragazzetto nero nero, che Nigro riconobbe: era un vicino di casa di Don Isidro. Da lì penetrarono in un cortile nascosto, un vaglio, come dicono a Casalmico, dove li attendevano altri quattro ragazzi.
– Brigadiere, – fece Ludovico – vi presento il nostro ospite: Biagio Rizzo, capo della banda di questo territorio, e Fabrizio Salina, il capo di quella dello Spiazzo. Gli altri sono i loro vice. Vi aiuteranno oggi pomeriggio: Biagio nella prima parte, Fabrizio nella seconda, la più difficile. Ognuno nel suo quartiere.
Il brigadiere notò il tono solenne dell’incontro ed apprezzò che, quasi a renderlo più ufficiale, Ludovico gli desse del voi. Decise di adeguarsi al clima e di esprimersi anche lui con la dovuta gravità.
– Sono il Brigadiere Francesco Nigro, certamente mi conoscete. Vi ringrazio dell’ospitalità e dell’attenzione che mi concederete. So che non è stato facile organizzare questa riunione, né sarà facile quello che andremo a fare.
– Aspettate a ringraziarci – disse Biagio. Che dovremmo fare?
Nigro spiegò per filo e per segno il suo piano, evidenziandone i punti deboli. I due capi suggerirono delle correzioni, all’itinerario, soprattutto, ed alla fine si trovarono tutti d’accordo.
– Si. Si può fare! Oltretutto quello che sta a guardia della scalinata mi sembra tonto abbastanza! Non sarà complicato! – fece Fabrizio – Ma noi che ci guadagniamo?
– Vi vendicate per quello che vi hanno fatto ieri! – sentenziò Ludovico – e per quanto riguarda te, Biagio, ci guadagni che il merito dell’operazione andrà in parte anche alla tua banda. Non solo lo Spiazzo ne avrà l’onore.
– Va bene – fece Fabrizio.
– Allora, d’accordo pure noi – aggiunse il giovane Rizzo.
– Benissimo, ragazzi. Allora oggi pomeriggio tutti ai vostri posti. Alle quattro, quando suona il funerale.
– Con gli occhi di tigre! – concluse Fabrizio.
Uscirono con prudenza dal cortile, andandosene ognuno per la sua strada. Quando furono soli, Ludovico disse:
– Allora? Soddisfatto?
– Molto soddisfatto. Mi è sembrata una riunione molto seria, non una cosa da ragazzi. Ora sono più sicuro sulla buona riuscita dell’operazione. Ma senti, che gli hanno fatto ieri a Fabrizio?
– Gli hanno rotto il pallone. Un pallone di pezza e di stracci che si era costruito e gli hanno ordinato, a lui ed ai suoi, di non giocare più sullo Spiazzo. Merita vendetta la cosa, no?
– Bravo Ludovico. Sei stato molto astuto. Un’ultima cosa, perché non ti sei salutato con il vice di Fabrizio, quello con un occhio nero?
– Perché glielo ho fatto io stamattina! Biagino, si chiama così, aveva cercato di prendermi in giro, cantandomi quella canzone su Ludovico, che è dolce come un fico. Ma non è andato oltre il primo verso. Non temere, ci sarà leale lo stesso!
(Fine Venerdì/1 CONTINUA)